25) Machiavelli. Tornare verso i princpi.
Tutte le strutture complesse, come sono gli Stati (ma anche le
sette religiose), sono soggette alle leggi di natura: come sono
nate, cos sono destinate a morire. Ma se si mantengono ben
ordinate e si tengono lontane dalle crisi possono vivere pi a
lungo. Con l'andare del tempo queste crisi sono inevitabili. Esse
possono essere positive, se riconducono gli Stati a recuperare
quei princpi da cui sono nati, e se sono in grado di determinare
una loro rifondazione.
N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, terzo,
capitolo primo (pagine 18-19).

Egli  cosa verissima come tutte le cose del mondo hanno il
termine della vita loro. Ma quelle vanno tutto il corso che  loro
ordinato dal cielo generalmente, che non disordinano il corpo loro
ma tengonlo in modo ordinato, o che non altera o s'egli altera  a
salute e non a danno suo. E perch io parlo de' corpi misti come
sono le republiche e le stte, dico che quelle alterazioni sono a
salute che le riducano inverso i principii loro. E per quelle
sono meglio ordinate, ed hanno pi lunga vita, che mediante gli
ordini suoi si possono spesso rinnnovare, ovvero che per qualche
accidente, fuori di detto ordine, vengono a detta rinnovazione. Ed
 cosa pi chiara che la luce che non si rinnovando questi corpi
non durano.
Il modo del rinnovargli , come  detto, ridurgli verso e
principii suoi; perch tutti e principii delle stte e delle
republiche e de' regni conviene che abbiano in s qualche bont,
mediante la quale ripiglino la prima riputazione ed il primo
augumento loro. E perch nel processo del tempo quella bont si
corrompe, se non interviene cosa che la riduca al segno, ammazza
di necessit quel corpo. E questi dottori di medicina dicono,
parlando de' corpi degli uomini: Quod quotidie aggregatur
aliquid, quod quandoque indiget curatione. Questa riduzione verso
il principio, parlando delle republiche, si fa o per accidente
estrinseco o per prudenza intrinseca. Quanto al primo, si vede
come egli era necessario che Roma fussi presa dai Franciosi a
volere che la rinascesse, e rinascendo ripigliasse nuova vita e
nuova virt e ripigliasse la osservanza della religione e della
giustizia, le quali in lei cominciavano a macularsi. [...].
E' necessario adunque, come  detto, che gli uomini che vivono
insieme in qualunque ordine, spessi si riconoschino, o per questi
accidenti estrinseci o per gl'intrinseci. E quanto a questi,
conviene che nasca o da una legge, la quale spesso rivegga il
conto agli uomini che sono in quel corpo, o veramente da un uomo
buono che nasca fra loro, il quale con i suoi esempli e con le sue
opere virtuose faccia il medesimo effetto che l'ordine.
Surge dunque questo bene nelle republiche, o per virt d'un uomo o
per virt d'uno ordine. E quanto a questo ultimo, gli ordini che
ritirarono la Republica romana verso il suo principio, furono i
Tribuni della plebe, i Censori e tutte l'altre leggi che venivano
contro all'ambizione ed alla insolenzia degli uomini. I quali
ordini hanno bisogno di essere fatti vivi dalla virt d'uno
cittadino, il quale animosamente concorra ad esequirli contro alla
potenza di quegli che gli trapassano.
Nasce ancora questo ritiramento delle repubbliche verso il loro
principio dalla semplice virt d'un uomo, senza dependere da
alcuna legge che ti stimoli ad alcuna esecuzione; nondimeno sono
di tale riputazione e di tanto esempio che gli uomini buoni
desiderano imitarle, e gli cattivi si vergognanno a tenere vita
contraria a quelle. [...].
Ma quanto alle stte, si vede ancora quelle rinnovazioni essere
necessarie per lo esemplo della nostra Religione; la quale se non
fossi stata ritirata verso il suo principio da Santo Francesco e
da Santo Domenico sarebbe al tutto spenta, perch questi con la
povert e con lo esemplo della vita di Cristo la ridussono nella
mente degli uomini, che gi vi era spenta; e furono s potenti gli
ordini loro nuovi che ei sono cagione che la disonest de' prelati
e de' capi della religione no la rovinino, vivendo ancora
poveramente, ed avendo tanto credito nelle confessioni con i
popoli e nelle predicazioni, che ei danno loro a intendere come
egli  male dir male del male, e che sia bene vivere sotto la
obedienza loro, e se fanno errori lasciargli gastigare a Dio. E
cos quegli fanno il peggio che possono, perch non temono quella
punizione che non veggono e non credono. Ha adunque questa
rinnovazione mantenuto, e mantiene, questa religione.
Hanno ancora i regni bisogno di rinnovarsi e ridurre le leggi di
quegli verso i suoi principii. E si vede quanto buono effetto fa
questa parte nel regno di Francia, il quale regno vive sotto le
leggi e sotto gli ordini pi che alcun altro regno. Delle quali
leggi ed ordini ne sono mantenitori i parlamenti, e massime quel
di Parigi; le quali sono da lui rinnovate qualunque volta ei fa
una esecuzione contro ad un principe di quel regno, e che ei
condanna il Re nelle sue sentenze. Ed infino a qui si  mantenuto
per essere stato uno ostinato esecutore contro a quella Nobilit;
ma qualunque volta ei ne lasciassi alcuna impunita e che le
venissono a multiplicare, senza dubbio ne nascerebbe, o che le si
arebbono a correggere con disordine grande, o che quel regno si
risolverebbe.
Conchiudesi pertanto non essere cosa pi necessaria in uno vivere
comune, o stta o regno o republica che sia, che rendergli quella
riputazione ch'egli aveva ne' principii suoi, ed ingegnarsi che
siano o gli ordini buoni o i buoni uomini che facciano questo
effetto, e non lo abbia a fare una forza estrinseca, perch ancora
che qualche volta la sia ottimo rimedio che fu a Roma, ella 
tanto pericolosa che non  in modo alcuno da desiderarla.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagine 94-95.
